Ruggera: L’Istituto Italiano di Cultura un ponte tra saperi

Ruggera: L’Istituto Italiano di Cultura un ponte tra saperi

Lei dirige da tre anni e mezzo l’Istituto italiano di cultura di Tirana.Prima aveva avuto incarichi analoghi?

Si.Sono stato direttore ad Addis Abeba in Etiopia, e in Canada a Toronto. Sono state esperienze molto diverse tra loro come diversa è questa esperienza in Albania.

Come ha trovato questo Paese?

Molto interessante. Ero molto curioso e volevo venire qui perché l’Albania, nel panorama delle nostre sedi estere, ha un posto veramente peculiare. Non solo perchè è un Paese  vicino con cui abbiamo una relazione molto stretta. L’Albania  ha una particolarità molto speciale, ha una comunità italofona molto numerosa . Gli albanesi che parlano italiano sono tanti. Comunità italofone  ce ne sono in tutto il mondo ma  sono costituite prevalentemente dai nostri immigrati italiani. 

Qui, invece, c’è proprio una comunità legata alla storia di questo Paese dalla fine degli anni ’80. E poi c’è anche una grande comunità albanese in Italia. I legami storici che uniscono i nostri Paesi sono molto stretti. E questo costituisce un contesto speciale per svolgere  il lavoro di promozione della cultura italiana anche perché sul piano della   cultura popolare non c’è molto da promuovere perché la cultura popolare comunque già molto conosciuta. Il lavoro interessante che si può fare è quello della   collaborazione, per rendere ancora più vicine le  istituzioni culturali italiane e quelle albanesi.

Com’è vissuto dal governo di Tirana questo rafforzamento dei   legami culturali tra i 2 Paesi. 

Molto positivamente. Le relazioni sono eccellenti

Quali sono stati in questi anni i principali filoni di attività dell’Istituto? 

Innanzitutto i corsi di lingua,  abbiamo lavorato molto su settori come cinema e audiovisivo, arte contemporanea, musica, teatro  cercando di sostenere anche attività locali. Uno degli aspetti principali del lavoro è quello di avere una un’attitudine all’ascolto nei confronti del contesto locale. E’ quello che si fa quando si arriva in un nuovo Paese: si incontrano tutti i partner possibili e si cerca di capire quali sono le esigenze, i desideri e le aspettative. Buona parte del lavoro è mettere insieme queste aspettative con gli obbiettivi di promozione culturale che ci vengono dati dal Ministero degli Esteri

Cerchiamo di rivolgerci ad un pubblico più giovane, promuovendo gli aspetti dell’Italia meno scontati e che non sono soltanto quelli classici della musica lirica, anche se abbiamo un’ottima collaborazione col teatro dell’opera di Tirana

Il mio impegno è far percepire l’Istituto come un partner accessibile e disponibile.

studiare in italia2026

Vi arrivano proposte di attività sia dagli italiani che vivono sul territorio albanese  sia dalle altre comunità di questo Paese?

Si. L’idea è quella di tenere una porta aperta e di vagliare le varie iniziative che decidiamo sia autonomamente sia in collaborazione con i partner.

Torniamo al problema della lingua. C’è un gap generazionale qui in Albania . Coloro che hanno dai 40 anni in su   conoscono l’italiano sia perchè l’hanno imparato attraverso la tv durante gli anni bui della dittatura sia perchè molti hanno vissuto in Italia dopo il crollo del regime. Ma per le nuove generazioni la nostra lingua non è più una scelta naturale.

Il contesto in cui si colloca l’Albania è cambiato, ma non è diminuita la presenza dell’Italia qui e ci sono importanti programmi anche a livello scolastico di sostegno dell’italiano, ci sono diverse sezioni bilingue nelle scuole. Ci sono docenti albanesi che insegnano italiano nelle scuole primarie. Però, dobbiamo prendere atto che i ragazzi albanesi hanno un orizzonte più aperto sul piano internazionale anche in relazione alle aspettative professionali e questo ovviamente si coniuga con un’ampia diffusione della lingua inglese. Per questo motivo  l’apprendimento dell’italiano si configura come terza lingua dopo l’albanese e l’inglese

C’ è attenzione anche verso le università italiane?

Si. All’inizio di Febbraio abbiamo realizzato un grande evento per la presentazione delle università italiane. Erano una cinquantina e hanno illustrato  l’offerta formativa agli studenti albanesi che sono venuti in migliaia a visitare gli stand e a parlare con i rappresentanti degli atenei italiani. Gli interessi principali sono per gli studi di Medicina, per i Politecnici. In questa occasione c’è stato un incontro tra università italiane e albanesi per siglare vari accordi di scambio di docenti.

Sull’equipollenza dei titoli è previsto un canale preferenziale tra i due Paesi?

No, ma l’ Ambasciata ci sta lavorando. Ci sono, però, sempre più università che offrono i doppi titoli. Ad esempio è attivo  un corso di studi fra il Politecnico di Bari e l’Università di Valona per la gestione e la conservazione del patrimonio culturale per cui gli studenti italiani e albanesi che si iscrivono seguono un anno di corso  a Valona  e un altro  anno a Bari. Il titolo conseguito è valido in entrambi i Paesi. E non è l’unico caso. Ce ne sono anche altri. C’è un accordo tra l’Università di Roma La sapienza e l’ateneo di Durazzo. 

E ci sono corsi di italianistica? 

Si, ci sono molti corsi.  Noi sosteniamo il dipartimento dove c’è una lettrice di italiano nella facoltà di lingue dell’Università di Tirana. Cerchiamo di fare in modo che venga percepita l’utilità dello studio della nostra lingua. Ma c’è una tendenza alla diminuzione degli studenti.

Però, qui ci sono 2800 aziende italiane  e magari i dipendenti albanesi di queste aziende potrebbero avere interesse e a conoscere meglio la nostra lingua… 

Noi offriamo corsi di lingua direttamente per i dipendenti delle aziende  e li organizziamo con quelle che ce lo chiedono. Si tratta di corsi strutturati direttamente per le aziende che eventualmente tengono conto anche delle specificità del settore in cui operano.All’evento con le Università, di cui parlavo prima, abbiamo invitato anche Camera di Commercio, Confindustria e Banca Intesa che sono gli attori principali. Sono venute anche  diverse aziende che hanno presentato la loro offerta di lavoro legata alla conoscenza dell’italiano. 

Non so se rientra nei compiti dell’istituto che lei dirige, ma il settore turistico su cui l’Albania punta molto ha bisogno di molta formazione che l’Italia potrebbe fornire cogliendo l’occasione per riproporre la conoscenza della nostra lingua. 

È un’attività che segue direttamente l’Ambasciata  dove c’è un ufficio scolastico che si occupa della cooperazione. Però certo corsi di lingua, noi li offriamo anche in quel tipo di contesto lì. 

Nell’ottica dell’avvicinamento dell’Albania all’Europa le attività dell’istituto hanno una particolare rilevanza?

In modo indiretto nel senso che l’istituto non si occupa istituzionalmente di questo. Però da un punto di vista culturale l’integrazione c’è già perchè l’Albania è completamente inserita all’interno dei flussi artistici e degli scambi culturali 

Nel settore  musicale ci sono artisti albanesi giovani che hanno avuto successo in Italia. Sono considerati ambasciatori delle 2 lingue?

L’Albania ha un sistema di formazione culturale solido e quindi molti loro  talenti sono distribuiti nel mondo.  In Italia c’è una comunità di oltre 500 mila albanesi e tra loro ci sono artisti di altissimo livello affermati in ogni settore. Sono nati in Italia come seconda generazione o si sono trasferiti nel nostro Paese . L’anno scorso abbiamo organizzato per la seconda volta il concerto di di Ermal Meta nell’anfiteatro di Butrinto. È stato un grande successoDel resto sempre di più la cultura è il terreno in cui la dimensione nazionale sfuma più facilmente. 

Non è una questione di bandiere. Sono delle testimonianze di una relazione di scambio che insieme alla complessità porta anche tanta ricchezza culturale. 

ermalmeta butrinto web

Nel settore cinematografico c’è una buona cooperazione tra Italia e Albania?

Questo è un settore  in cui gli albanesi stanno lavorando molto e noi cerchiamo di favorire i contatti con le realtà cinematografiche italiane. Nel 2025 a Dicembre c’è stato  il  Balkanfilm market cui hanno partecipato molti produttori italiani che sono interessati a venire in Albania sia per le riprese sia per valorizzare talenti artistici albanesi. Quindi Il cinema ha possibilità di sviluppo sia culturale che commerciale .Bisogna però tener conto che l’Albania è un Paese relativamente piccolo  con un mercato limitato sia per la raccolta di capitali che per la distribuzione perchè ci sono pochi cinema

bfm2025

Quali sono le iniziative dell’Istituto nel settore delle arti visive?  

Abbiamo un programma molto ricco. L’anno scorso abbiamo organizzato  una grande mostra di Enzo Cucchi, una di Michelangelo Pistoletto C’è una collaborazione con diverse gallerie di Tirana. E’ stato firmato un memorandum di intesa  tra   il Maxi di Roma e la Galleria nazionale albanese. È  in corso un progetto di accompagnamento verso la riapertura di questa istituzione culturale albanese. 

enzocuccchi tirana

Nel settore dell’editoria ci sono delle attività con casa editrici italiane?

Noi lavoriamo soprattutto con le case editrici albanesi, abbiamo un programma di sostegno alle traduzioni di pubblicazioni italiane in albanese. Le case editrici chiedono un contributo al Ministero per tradurre libri italiani in albanese che vengono poi presentati.

Quando è possibile invitiamo gli autori. Collaboriamo con la fiera del libro. Con la delegazione Europea abbiamo avviato un festival di letteratura che si svolge a Dicembre, si chiama Felt, festival di letteratura europea a Tirana 

Con un programma così ricco non resta che augurarle buon lavoro!!

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