Da un anno lei è Presidente di Confindustria Albania. Ma qui in Albania lei c’è da tempo
Sì, da 11 anni
Perchè ha scelto di venire in Albania?
Nel 2014 stavamo cercando una soluzione per internazionalizzare la nostra azienda di informatica. Avevamo fatto prima un tentativo, insieme a un partner in Romania. Andò molto male e quindi dopo la delusione di questo tentativo, grazie a un finanziamento per l’internazionalizzazione della mia Regione, la Toscana, abbiamo iniziato con un altro partner un progetto di formazione in Albania.C’era sicuramente un interessante costo del lavoro e c’era a quei tempi, oggi un po’ meno, un’accoglienza e una vicinanza soprattutto a livello linguistico, che ovviamente invogliava a fare un tentativo di investimento in questo Paese.
Quindi non è pentito
No, assolutamente. Dopo 11 anni continuo ad essere un grande sponsor dell’opportunità albanese. E mi piace raccontarla cercando un po’ di eliminare gli stereotipi sull’Albania che si basano solo sul basso costo del lavoro. Ci sono qui molti talenti che fanno di questo Paese emergente un luogo di grandi opportunità, da gestire con grande attenzione e non faciloneria. Non è un business facile, ma è comunque solido.
Quante sono le aziende italiane in Albania e quante di queste sono iscritte a Confindustria?
Il numero delle aziende è un mistero perché, comunque, incrociare i dati in un Paese come questo non è facilissimo. Con l’ambasciata stiamo lavorando per fare un censimento per fare chiarezza su numeri di fantasia che sono stati messi in giro. Si è parlato di circa 3000 aziende, ma sappiamo che molte sono solo partite Iva non propriamente aziende.Ci sono circa 700 aziende vere e proprie, con capitale di maggioranza italiano. In Confindustria Albania quelle associate sono 170. Non abbiamo solo società a capitale italiano, anche se quelle a maggioranza italiana sono l’85% dei nostri associati
Ci sono molte joint-ventures?
Le joint venture italiane in Albania rappresentano un pilastro fondamentale della cooperazione economica tra i due Paesi, soprattutto nei settori industria, energia e manifattura.Un esempio di successo è Coca-Cola Bottling Shqipëria (CCBS), una joint venture internazionale con capitale italiano, che dimostra un investimento stabile e strategico nel Paese. Inoltre, il fatto che il Vice Presidente di Confindustria Albania provenga da questa azienda evidenzia il suo ruolo centrale nella comunità imprenditoriale italo-albanese.
Quali sono i settori più rappresentati?
Ci sono state varie fasi. Negli anni scorsi c’è stato un grande uso della lavorazione intermedia in alcune manifatture, in particolare nel settore della moda e dell’abbigliamento ma anche nella meccanica, Ora si privilegiano sempre più attività di servizi, a partire dai call center e dal customer care, ma anche nel mio settore, ICT
Nel settore dell’informatica c’è una generazione di giovani Albanesi molto preparati?
Uno dei grandi valori di questo Paese è la competenza linguistica in inglese. Sulla formazione universitaria si possono realizzare molti miglioramenti Dal punto di vista tecnologico, ci sono delle interazioni che vedono l’Italia in secondo piano rispetto agli Stati Uniti e ad altre economie, principalmente nordeuropee.In generale l’Albania avrebbe bisogno di un forte impegno delle aziende italiane per la formazione ma c’è una certa resistenza da parte delle autorità albanesi. Per la verità c’è anche la solita abitudine che porta alcuni imprenditori a provare a farcela da soli. E questo ovviamente comporta dei problemi sia dal punto di vista dell’equilibrio economico dei progetti, della loro sostenibilità, ma a volte anche nell’interlocuzione con le istituzioni. Manca un coordinamento strategico delle varie iniziative
A novembre del 2025 c’è stato un vertice intergovernativo, un confronto diretto ai più alti vertici che ha portato alla firma di 12 protocolliIn questi accordi si parla di tantissime cose: sicurezza, difesa, sostenibilità, energia. Ora aspettiamo un piano d’azione. Tra cui anche un forum economico.
C’è stata già una iniziativa a febbraio?
Riguardava il Corridoio 8. Che è un altro dei temi storici, riguarda la logistica e più in generale la connessione dei Balcani occidentali. Ora serve una missione di sistema. Quest’anno sarà nostro compito principale insieme all’ambasciata scegliere quali sono i settori da rappresentare meglio, quali sono gli eventi da organizzare. Noi siamo pronti aspettiamo il segnale di partenza.

Esiste un centro che coordina gli interventi previsti dai 12 protocolli?
No. Il filo conduttore è l’importanza geopolitica dell’Albania per l’Italia e dell’Italia per l’Albania, Quindi l’accordo si è fatto perché per l’Italia è importante avere una presenza in quest’area geografica. A sua volta l’Albania conta molto sul dialogo con l’Italia per il suo ingresso nell’Unione europea
Come funziona la cooperazione tra Confindustria Albania e la Camera di commercio?
La cooperazione tra Confindustria Albania e la Camera di Commercio Italo-Albanese è stretta e si basa su iniziative condivise a supporto delle imprese. C’è anche una continuità importante a livello istituzionale: la Presidente della Camera di Commercio Italo-Albanese, Cristina Busi, è anche Vicepresidente di Confindustria Albania.
Come Confindustria internazionale lavoriamo in forte sinergia con l’Ambasciata italiana e con istituzioni come l’ICE, che contribuiscono a coordinare e promuovere il sistema Italia nel Paese.
Il nostro approccio parte sempre dall’ascolto delle esigenze concrete degli associati, per sviluppare attività mirate ed efficaci.In generale, parliamo di un ecosistema molto integrato, in cui istituzioni e associazioni collaborano per rafforzare ulteriormente le relazioni economiche tra Italia e Albania.
Quali sono le prospettive di sviluppo più interessanti per l’Albania in cui l’Italia può inserirsi.
Secondo me, c’è un tema energetico che è fondamentale.
A questo proposito mi sono sempre chiesto come mai le industrie italiane non sfruttano il bassissimo costo dell’energia qui in Albania?
Il tema è il bilanciamento tra contesto e competenze. Quindi torniamo sul tema della formazione. Secondo me il vero tema è la forza lavoro intesa come quantità di persona necessarie e territorialità degli addetti. L”Albania è troppo concentrata sulla capitale come avviene in tutti i paesi emergenti. Uno dei nostri obiettivi è provare a distribuire le attività e la forza lavoro anche in altri territori che si stanno sviluppando. Oltre al numero dei lavoratori c’è il problema del livello di formazione e delle loro competenze. Le aziende incontrano molte difficoltà. Per i nostri associati abbiamo creato un portale solo per gli annunci lavoro.
C’è carenza di manodopera?
Carenza di personale tecnico e qualificato, carenza di manager e difficoltà di intercettarli.
In Albania i giovani se ne vanno verso altri paesi europei non più principalmente in Italia, come era fino qualche anno fa,
Qui non ci sono scuole di management?
No questo è uno dei grandi problemi. Proliferano gli istituti universitari e tanti di essi organizzano anche corsi post post-laurea. Molti sono in inglese. Manca un’istituzione di alta formazione una scuola di business con l’impronta italiana.
Potrebbe pensarci la Luiss?
Perchè no. Comunque Confindustria Albania insieme ai suoi associati ha un patrimonio di conoscenza e di esperienza per cominciare a formare dei manager. Ma si tratta di un investimento strategico che richiede un coinvolgimento di tutto il sistema Italia.
Il governo albanese vedrebbe positivamente un impegno dell’Italia per formare la nuova classe dirigente?
Certamente. Peraltro, l’’Italia, a differenza di altri Paesi, non forma le persone per poi portarsele in patria. Noi formiamo e lasciamo le persone sul loro territorio nazionale.
Penso che il governo albanese consideri l’Italia un partner sostenitore e non predatore di persone di valore.
Per noi è importante che il Governo riconosca il valore di chi, anche a livello privato, investe nella formazione di nuovi talenti in Albania.
Strumenti come la formazione finanziata o il credito d’imposta possono rappresentare un forte incentivo. In generale, servono politiche che prevedano benefici fiscali per sostenere concretamente questi investimenti.
Nel settore del turismo su cui il governo albanese punta moltissimo c’è una notevole carenza di formazione che stona con le bellezze architettoniche di molte strutture.
Sono d’accordo. Noi possiamo fornire molto supporto in questo settore anche per le esperienze di molti nostri associati in varie attività del settore turistico
E nel facility management, indispensabile soprattutto per le costruzioni avveniristiche che si stanno realizzando a Tirana, Durazzo, Valona e Scutari possiamo dare un contributo?
Questa potrebbe essere un’altra area su cui puntare.
Con l’ingresso dell’Albania in Europa fra 4-5 anni miglioreranno l’interscambio commerciale e le attività imprenditoriali?
Ci sono 2 elementi. Il primo è quello doganale. Uno dei primi impegni come Confindustria Albani è stato proprio quello di raggiungere accordi con la dogana per semplificare le procedure.
Qui ci sono casi come le free zone dove in realtà la dogana viene spostata vicino al sito di produzione; ci sono delle aree pubbliche ad.es una a Elbasan e una a Durazzo dove si vanno a migliorare le condizioni per introdurre merci e farle uscire. Con l’ingresso in Europa questa problematica sarà superata, e sarà facilitato molto sia l’interscambio sia la possibilità di usare macchinari più moderni da spostare su questi territori. Intanto l’Albania si sta preparando con l’apprezzamento della sua valuta il Lek.
Naturalmente poi saranno necessari interventi sulle norme, penso a quelle sulla privacy, sul diritto del lavoro e questo comporterà una diminuzione del vantaggio che oggi è significativo per la differenza dei costi tra Italia e Albania. Però l’integrazione delle competenze sarà sicuramente molto interessante.
L’Albania potrebbe essere considerata per il suo dinamismo una specie di hub per tutta l’area dei Balcani occidentali?
Per l’Italia è questa la giusta visione, perché l’Albania è tra i paesi dei Balcani il più vicino a noi non solo geograficamente ma soprattutto a livello culturale e anche nell’ottica della Nato. Per noi è la porta d’accesso ai Balcani occidentali. Naturalmente possono esserci delle rivalità tra i vari Paesi di quest’area. Potrebbe succeder che qualcosa che arriva dall’Albania non è gradito in qualche altro paese e viceversa. Però sul terreno dell’economia queste gelosie si superano facilmente.
Un’infrastruttura importante sarà quella del nuovo Porto Romano di Durazzo?
Questo è un elemento strategico per fare dare un ruolo centrale all’Albania centrale. È uno dei temi del corridoio 8.
Nel settore dell’edilizia che qui tira da tanto non ci sono grandi investimenti italiani.
Ci sono fornitori di servizi, studi ingegneria, di architettura. Non mi sembra che ci siano grandi aziende di costruzioni.
Quali Paesi sono i nostri principali competitor in Albania?
Nel panorama degli investimenti esteri in Albania, l’Italia rappresenta uno dei partner principali, con una presenza molto diffusa e radicata, soprattutto nei settori industriali e manifatturieri.Accanto all’Italia, la Turchia è oggi tra i primi investitori per volume, con una quota significativa degli investimenti diretti.
Anche Paesi come l’Olanda e l’Austria hanno un ruolo importante, in particolare in termini di stock complessivo degli investimenti.Nel complesso, si tratta quindi di un quadro fortemente europeo, in cui l’Italia continua a svolgere un ruolo centrale.
Torniamo un attimo sull’energia. in Albania c’è il più grande giacimento di idrogeno naturale del mondo. L’Italia sull’idrogeno si sta muovendo in qualche modo, C’è qualche idea in materia?
Sull’idrogeno, l’Albania è diventata molto interessante dopo la scoperta recente di un importante giacimento di idrogeno naturale. È ancora in fase di studio, ma potrebbe avere un forte potenziale strategico.In realtà qui stiamo ancora lavorando per sfruttare meglio il potenziale di generazione idroelettrica. Di acqua ce n’è in abbondanza e la valorizzazione dell’energia idroelettrica è ancora basso.
L’Albania punta molto sulle rinnovabili. E questo è interessante. Comunque, l’energia coinvolge gli accordi con il governo Gli investimenti sono molto guidati dal business climate che c’è nel paese. Parliamo di certezza del diritto, di potere e qualità d’ingerenza dei poteri locali. Ciò che ci interessa è che l’investimento possa essere fatto in maniera serena per ridurre i rischi.
Qual è l’obbiettivo, che si è dato, pubblicamente e segretamente per il suo mandato alla guida di Confindustria?
Pubblicamente, l’obiettivo è far crescere il numero degli associati e rafforzare la presenza di Confindustria in Albania.
Più in profondità, però, l’impegno è quello di avvicinare sempre più imprese italiane al Paese, perché è proprio attraverso questa presenza che si rafforza il ruolo di Confindustria e la sua capacità di lavorare concretamente a favore del business italiano in Albania.
Segretamente continuare a convincere tutti i miei contatti personali e di business a superare lo scetticismo verso l’Albania per credere nello sviluppo di questo Paese che è, in piccolo, una specie di Italia di qualche anno fa quando le persone mettevano tutto il loro impegno per farcela e assicurare un domani migliore a sé stessi e alle nuove generazioni.

