Le nuove norme sulla caccia, già approvate dal Senato e ora in discussione alla Camera dei deputati, mettono in allarme le associazioni che da mesi guardano con crescente preoccupazione alla proposta di legge 2984 definita legge spara-tutto che inizia l’iter in Commissione Agricoltura della Camera e intende modificare la legge 157/92,.
Si apre una settimana decisiva, perché la Commissione avvierà le audizioni informali delle principali realtà ambientaliste e scientifiche del Paese: Lipu, Legambiente, Wwf, Enpa, Lac, Oipa, la Società Italiana di Etologia e il Centro Italiano Studi Ornitologici. Un fronte ampio, competente e compatto, che da tempo denuncia i rischi di un intervento normativo capace di stravolgere l’impianto della legge quadro sulla fauna selvatica. 57 associazioni tra cui Lav, Leal, Legambiente, Lipu BirdLife Italia, Wwf, Enpa, Greenpeace, Oipa, Lndc hanno inviato una lettera formale al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, chiedendo che il provvedimento sia esaminato anche dalla commissione Ambiente, oltre che dalla commissione Agricoltura dove è stato incardinato in sede referente. Parallelamente, a Bruxelles, la Commissione Europea ha confermato di tenere la questione “molto sul radar”, pur rinviando ogni commento di merito alla conclusione dell’iter legislativo italiano.
Il cuore della riforma è un ribaltamento culturale prima ancora che normativo: il cacciatore viene promosso a “bioregolatore”, una definizione che capovolge la logica della legge 157/92 e sposta l’asse dalla tutela alla gestione della fauna selvatica. È un cambio di paradigma che indebolisce il ruolo della scienza e rafforza quello di chi la caccia la pratica.
Il parere dell’Ispra – l’unico ente pubblico che analizza lo stato di conservazione delle specie e valuta la sostenibilità del prelievo – non sarà più vincolante ma soltanto consultivo. Da presidio tecnico-scientifico diventa un suggerimento. E accanto all’Istituto viene collocato il Comitato tecnico faunistico-venatorio, dove siedono anche le rappresentanze dei cacciatori: chi deve stabilire se una specie può sopportare il prelievo si ritrova a decidere insieme a chi quel prelievo lo esercita.Il disegno di legge introduce una serie di modifiche rilevanti alla normativa venatoria. Tra le principali, la rimozione del limite del 10 febbraio, finora previsto per tutelare l’inizio della migrazione prenuziale; l’ampliamento dell’uso dei richiami vivi, che da un tetto numerico definito passerebbero a una disponibilità illimitata; e l’inserimento di nuove specie tra quelle cacciabili, come l’oca selvatica e il piccione. È stato invece escluso lo stambecco, inizialmente presente in una bozza e poi ritirato dopo le osservazioni avanzate da diversi soggetti scientifici. Il testo prevede inoltre la possibilità di esercitare l’attività venatoria anche sul demanio marittimo.
Altre modifiche riguardano le modalità di caccia: il ddl consente l’uso di visori termici e l’attività dopo il tramonto, estendendo la pratica in aree che finora erano precluse e in prossimità di percorsi frequentati da escursionisti. È prevista anche una norma che introduce il divieto di “ostacolare o rallentare” l’attività venatoria, con relative sanzioni.
I dati:
“Dietro questo ddl si nascondono interessi di una ristretta cerchia che nulla ha a che fare con il sentire comune, che ripudia la caccia, una pratica barbara e inaccettabile per un paese civile” sostiene Gian Marco Prampolini, presidente Leal, Lega Antivivisezionista, che invita “a considerare i costi delle sanzioni europee che ricadono sui contribuenti. Mentre si parla dei costi sostenuti per sanare i danni all’agricoltura, stimati in circa 15 milioni di euro, si tace su quanto già pagato dall’Italia all’Europa per procedure d’infrazione, che sarebbero ben più alte, in soli sei mesi di ritardo burocratico avremmo costi pari a 20 milioni di euro”.
La Commissione Europea ha segnalato criticità su alcuni aspetti del ddl: l’estensione dell’attività venatoria oltre il 10 febbraio e il declassamento del parere dell’Ispra sono ritenuti non conformi alla Direttiva Uccelli. Bruxelles ricorda inoltre che sull’uso dei richiami vivi è già attiva una procedura EU Pilot avviata nel 2023 e che sulla normativa venatoria italiana è pendente una messa in mora.
“Questo provvedimento, annunciato come necessario per risolvere i problemi dovuti alla convivenza con la fauna selvatica, non contiene praticamente nulla in merito. Invece il testo punta enormemente a dare nuove e più larghe concessioni all’attività venatoria come ad esempio il rilancio della pratica anacronistica dei richiami vivi e la possibilità di estendere la stagione venatoria” commenta Giovanni Albarella, Settore Attività venatoria e Bracconaggio Lipu – BirdLife Italia. Secondo i dati Ispra in Italia il 28% dei vertebrati valutati è a rischio estinzione, il 26% degli uccelli nidificanti è minacciato, e tra le stagioni 2017 e 2023 sono stati abbattuti oltre 32 milioni di uccelli cacciabili.
“Un disegno di legge che è uno schiaffo alla scienza, uno schiaffo agli italiani, uno schiaffo alla sicurezza, uno schiaffo alle leggi europee.
E’ solo un favore all’industria delle armi e ai cacciatori, che rappresentano solo l’1% della popolazione, e al suo fronte più estremista. Per questo ci appelliamo di deputati affinchè non approvino una legge anti-italiana”, dice il presidente di Gaia Animali & Ambiente Edgar
Meyer, che ricorda il numero di tesseramenti dei cacciatori, in costante diminuzione, solo negli ultimi due anni il numero dei tesserini venatori è passato da 160.055 a 155.496. Negli anni 2016-2017 il numero era corrispondente a 738.000 unità. “C’è una mistificazione di fondo: non si stanno riformando le norme in vigore. E’ in atto, casomai, un tentativo maldestro e prepotente di raschiare il fondo del barile, attraverso una dilatazione esasperata della mobilità venatoria, dei mezzi, delle specie, dei tempi, delle forme e dei luoghi ove cacciare ancora di più”, dichiara la Lega Abolizione Caccia. “Il numero di vittime della caccia, è un tema troppo poco discusso- continua Meyer- i dati dI studio dell’associazione Vittime della Caccia parlano chiaro: è allarmante il numero di vittime estranee all’attività venatoria, a fronte di 33 cacciatori vittime di se stessi, si registrano 13 vittime estranee all’attività. Negli ultimi 20 anni si stimano circa 1937 vittime complessive”. Proprio per questo Fondazione Capellino è scesa in campo con una nuova iniziativa di sensibilizzazione: un video di denuncia dai toni forti che mostra senza filtri le conseguenze della violenza sugli animali selvatici. L’obiettivo è chiaro: informare, scuotere le coscienze e invitare i cittadini ad agire. Questo disegno di legge non rappresenta la volontà degli italiani. In un momento storico in cui la biodiversità è sempre più fragile, la politica dovrebbe rafforzare la tutela della fauna selvatica, non indebolirla. Chiediamo al Parlamento di ascoltare i cittadini e la comunità scientifica che ogni giorno si impegnano per la difesa della natura. Fermare il DDL Caccia significa scegliere di proteggere un patrimonio che appartiene a tutti», dichiara Pier Giovanni Capellino, fondatore e Presidente di Fondazione Capellino.

