“Sabato , domenica e lunedì”.Eduardo De Filippo e la nostalgia della famiglia normale

“Sabato , domenica e lunedì”.Eduardo De Filippo e la nostalgia della famiglia normale

Tra le commedie più complesse d Eduardo de Filippo, l’opera ha debuttato al Teatro Argentina di Roma entusiasmando pubblico e critica. Luca De Fusco firma la regia di uno spettacolo capace di parlare al cuore di ogni tempo, indagando le relazioni familiari e la frangibilità dei rapporti umani, offrendo una inaspettata soluzione di salvezza. L’opera più cechoviana del genio partenopeo sarà in tour fino a fine aprile.

Di Rosalba Panzieri

Il nuovo allestimento di “Sabato, domenica e lunedì”, commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, firmato da Luca De Fusco riporta sulle scene un testo che, dopo oltre vent’anni di assenza, ritrova al Teatro Argentina la sua temperatura naturale: quella di una commedia che pulsa sotto la superficie, dove la quotidianità diventa materia drammaturgica e la famiglia un laboratorio di tensioni sottili. De Fusco affronta Eduardo con un approccio analitico, quasi filologico, che non irrigidisce ma illumina: la regia si muove come una sonda nelle pieghe del testo, restituendo un interno domestico che vibra di ironia, conflitto e tenerezza.

La drammaturgia del quotidiano

Il pranzo domenicale diventa il cuore pulsante della commedia, un dispositivo drammaturgico che trasforma la cucina in una camera di combustione emotiva. Il ragù che sobbolle lentamente non è più solo un dettaglio realistico, ma rappresenta un tempo interiore, un respiro caldo scandisce l’emergere delle incrinature familiari. Nella competizione culinaria, nella gelosia immaginaria, nei ruoli che pesano come stoviglie mai riposte, si disegna una geografia sentimentale fatta di minimi scarti, di silenzi che si dilatano, di parole che sfiorano e feriscono. De Fusco coglie questa materia fragile e la dispone in scena con precisione quasi coreografica, lasciando che la quotidianità si faccia rito, che il gesto domestico diventi rivelazione. Così la casa dei Priore si trasforma in un luogo sospeso, dove la vita ordinaria si apre a una dimensione poetica. Il regista disegna un teatro dell’intimità in cui ogni dettaglio, diventa segnale di un equilibrio che vacilla e, proprio per questo, ci riguarda ancora.  Dentro un cucchiaio che gira, uno sguardo che devia, un piatto che attende, emergono simboli delle dinamiche relazionali familiari e umane. Per questo l’opera irrompe nel presente con l’attualità delle usanze e dei sentimenti che racconta. La famiglia resta nascondiglio e rivelazione, ruolo e identità, nascondiglio e salvezza. Ma Eduardo con quest’opera torna a dirci qualcosa di più, parla del nostro bisogno di appartenere anche a scapito della nostra identità, dell’adesione alle altrui aspettative in cambio dell’essere amati. Per rivelarci, nel commovente confronto tra Rosa e Peppino, che l’amore è figlio della verità.

La storia dell’opera

Scritta nel 1959 e inserita nella “Cantata dei giorni dispari”, la commedia rappresenta uno dei momenti più complessi della produzione eduardiana. È un’opera che si colloca in un equilibrio raro, borghese, quasi cechoviano, costruito su un tempo sospeso in cui il pranzo domenicale diventa detonatore di fragilità. Eduardo vi indaga la famiglia come microcosmo sociale, anticipando fratture che diventeranno evidenti solo decenni dopo. Pur appartenendo a una raccolta segnata da una visione amara dell’esistenza, “Sabato, domenica e lunedì” sorprende e commuove per il suo finale luminoso, quasi un controcanto alla disillusione.  La famiglia non solo sopravvive, ma si ricompone attraverso un dialogo autentico. La famiglia non resiste, ma rinasce, come dirà Donna Rosa nell’ultima battuta. 

Regia precisa e trasparente per indagare la realtà

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De Fusco sceglie una regia di trasparenza, che non sovrascrive ma interpreta. La sua è una direzione “a partitura”, che rispetta ritmo, pause, dinamiche interne del testo. Lontano da ogni tentazione di riscrittura, il regista lavora per sottrazione: lascia che la parola eduardiana si espanda, convinto che la sua forza risieda nella precisione chirurgica con cui osserva i rapporti umani. È un gesto controcorrente in un teatro che spesso confonde l’inquietudine con la profondità. Qui, invece, la leggerezza diventa strumento di verità, e il sorriso un varco verso la complessità.

“La famiglia Piscopo – dice Luca De Fusco – è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio, che non abbiamo ancora ritrovato. Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta”. Aiuto regia Lucia Rocco.

Grandi interpretazioni e impeccabile intreccio attoriale

La compagnia guidata da Teresa Saponangelo (Rosa Priore) e Claudio Di Palma (Peppino Priore) costruisce un ensemble compatto e insieme capace di restituire la densità emotiva della famiglia Priore. Saponangelo dà vita a una Rosa Priore stratificata, figura femminile che assorbe tensioni e governa il caos con una forza silenziosa. Di Palma, nei panni di Peppino, incarna con mirabili sfaccettature quella gelosia immaginaria che Eduardo tratteggia come un’ombra più psicologica che reale. Attorno a loro, la famiglia Piscopo, in cui tre generazioni sono strette in un equilibrio fragile, si muove in una coralità che De Fusco orchestra con rigore musicale. Francesco Biscione (Antonio Piscopo, padre di Rosa), ci restituisce un’interpretazione di vibrante poesia, mentre mostra le malinconie di un vecchio stanco.

Scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta offrono un raro potere immersivo, mentre le luci di Gigi Saccomandi, creano quella partitura di ombra e luce che racconta in modo perfettamente coerente i cambi di tono della drammaturgia.

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Un’eredità che continua in tour nazionale

Il debutto coincide con il decennale della scomparsa di Luca De Filippo, aggiungendo all’allestimento un valore simbolico che travalica la scena. È un omaggio che non indulge nella nostalgia, ma riafferma la vitalità di un’eredità artistica che continua a interrogare il nostro tempo. “Sabato, domenica e lunedì” si conferma così una commedia necessaria, un’opera che, tra leggerezza e profondità, restituisce la forza di un teatro ancora vivo, capace di illuminare le nostre fragilità con una grazia che non si consuma. Prodotto da Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura, lo spettacolo sarà in tour nazionale fino a fine aprile. 

A Bolzano dal 15 al 18 gennaio, a Trento dal 22 al 25 gennaio, a Torino dal 27 gennaio all’8 febbraio, a Firenze dall’11 al 19 febbraio, a Pontedera il 21 e 22 febbraio, a Napoli dal 3 all’8 marzo, ad Ancona dall’11 al 15 marzo, a Palermo dal 21 al 29 marzo, ad Ascoli Piceno il 14 e 15 aprile, a Fermo dal 17 al 19 aprile, a Brescia dal 22 al 26 aprile.

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