Romaeuropa Festival 2026:l’Europa territorio di relazione 

Romaeuropa Festival 2026:l’Europa territorio di relazione 

Presentata a Roma la 41ª edizione del festival che dal 1986 ospita i più grandi artisti della scena contemporanea internazionale, divenuto punto di riferimento di teatro, danza, performance, musica, arte digitale e una grande sezione dedicata all’infanzia. Un’edizione che segna la riapertura del Teatro Valle. 100 spettacoli per 240 repliche e circa 1000 artisti da tutto il mondo per ricordarci che sognare è ancora una necessità 

Di Rosalba Panzieri 

In un continente attraversato da fratture, riposizionamenti e nuove vulnerabilità, esiste un luogo in cui la volontà di incontro e contaminazione non arretra:  il Romaeuropa Festival. Fedele alla sua originaria e sempre rinnovata vocazione di crocevia di linguaggi, geografie e visioni, il festival giunge alla 41esima edizione e torna nella capitale dall’8 settembre al 15 novembre. Il festival si conferma essere un organismo vivo, un laboratorio in cui le arti non si limitano a rappresentare il presente, ma lo interrogano, lo sfidano, lo ricreano.

Fin dalla sua fondazione, infatti, Romaeuropa ha scelto di essere un territorio di relazione, un luogo in cui musica, danza, teatro, creazione digitale e percorsi dedicati all’infanzia si intrecciano in un’unica esperienza collettiva. Bene lo testimoniano le parole del Presidente della Fondazione Guido Fabiani: “L’Europa non è solo un orizzonte culturale, ma una pratica concreta di relazione”.  In proprio nel nostro presente, segnato da instabilità e trasformazioni profonde, questa vocazione diventa ancora più necessaria. 

Il Direttore Generale e Artistico Fabrizio Grifasi lo definisce un atto di responsabilità, volto a “custodire la complessità, aprire spazi di confronto tra linguaggi, geografie e sensibilità diverse”. “Da questa urgenza – sottolinea Grifasi – riparte la quarantunesima edizione: un invito a metterci in ascolto e a gu3la creazione artistica come un’esperienza ancora viva e necessaria “. 

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Un programma teso tra tradizione e innovazione 

L’edizione 2026 si apre con la coreografa Sofia Nappi e la compagnia KOMOCO, seguite da Caterina Barbieri con ONCEIM e nuove composizioni co-commissionate dal Festival e dalla Philharmonie de Paris. È un avvio che dichiara subito la direzione, tessendo un dialogo tra generazioni e forme del pensiero sonoro e corporeo. Tra i ritorni più attesi, quello di Romeo Castellucci con Faust. Fatto, non detto, coprodotto con il Teatro di Roma, che apre un nuovo capitolo nella lunga storia di complicità tra il Festival e la SOCIETAS.

Accanto a lui, una costellazione di protagonisti della scena internazionale: Sasha Waltz, Benjamin Millepied con November Ultra, Wim Vandekeybus, Boris Charmatz, Rachid Ouramdane. E ancora le grandi formazioni della danza europea: Opera Ballet Vlaanderen, con lavori di Jan Martens, Anne Teresa De Keersmaeker e Christos Papadopoulos, e il ritorno del Ballet national de Marseille diretto da (LA)HORDE, tra le presenze più emblematiche della coreografia contemporanea.

Ma il Festival continua a essere anche un luogo di sconfinamento: arrivano i francesi Collectif XY, reduci dal Festival di Avignone; torna il Groupe Acrobatique de Tanger con la regia di Raphaëlle Boitel; e il coreografo Michael Vandevelde rilegge la reinvenzione delle Quattro Stagioni di Vivaldi firmata da Max Richter. Gli sguardi internazionali si moltiplicano: Tiago Rodrigues, Nacera Belaza, Jaha Koo, Eun-Me Ahn, Pankaj Tiwari, Katerina Andreou con Carte Blanche, Ben Duke.  Hildur Guðnadóttir con Osmium, Moritz von Oswald, Jlin, Jeff Mills, Maki Namekawa e Thomas Enhco per The Köln Concert di Keith Jarrett, Fatoumata Diawara, Kangding Ray.

Il programma musicale si espande fino a toccare Hans Werner Henze (con New European Ensemble e Carlo Boccadoro), Steve Reich (con Blow Up Percussion), Fluxus (con Tempo Reale), Philip Glass (con Philip Glass Ensemble, Vanessa Wagner e Third Coast Percussion), il cine-concerto di Blade Runner con The Avex Ensemble, e The Classical Rave Party di Enrico Melozzi, con 100 Cellos, Giovanni Sollima. 

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Italia protagonista con i suoi artisti

Centrale, come sempre, la creazione nazionale: Giorgina Pi, Marta Cuscunà, Pietro Giannini, Silvia Costa, Giacomo Bisordi con Fabrizio Sinisi, Marco D’Agostin con Marta Ciappina. E poi il progetto HEIMAT dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, con Thom Luz, Ersan Mondtag, Fabiana Iacozzilli, Leonardo Lidi e Leonardo Manzan. Il programma ULTRA REF al Mattatoio conferma la vocazione del Festival all’innovazione e al rischio, mentre REF Kids & Family apre spazi dedicati alle nuove generazioni.

Da sottolineare la partecipazione di Alessandro Baricco e Gloria Campaner e numerose star della musica italiana e poi il teatro musicale di Vinicio Capossela. 

Il Teatro Valle riapre il sipario

 Dopo sedici anni di chiusura, dal 2010, il Teatro Valle – oggi intitolato a Franca Valeri – riapre finalmente le sue porte. Un restauro complesso ha riportato alla luce la sua struttura storica: interventi sugli impianti, sui palchi, sulle superfici decorative e sul soffitto in tela, con il ritrovamento inatteso di un pavimento medievale che ha rallentato ma arricchito i lavori.  La riapertura avviene proprio nel cuore del Romaeuropa Festival 2026, che sceglie il Valle per accendere una nuova stagione di creazione contemporanea. A inaugurare il teatro è “Lemnos”, firmato dalla regista Giorgina Pi, un lavoro che intreccia mito, memoria e corpo femminile, riportando il Valle al suo ruolo naturale: essere un luogo che accoglie visioni, rischi e immaginazione.

La rete internazionale del festival 

Romaeuropa 2026 si muove dentro una rete di relazioni internazionali che non è semplice cornice, ma parte integrante della sua identità e quest’anno il focus sarà sulla scena tedesca per i 75 anni delle relazioni diplomatiche Italia-Germania. Uno sguardo sarà dedicato alla scena fiamminga, all’interno della partnership triennale 2026-2028 con Flanders State of the Art. Non meno importanti saranno le celebrazioni per i 70 anni del gemellaggio Roma-Parigi. Si rafforzano inoltre le collaborazioni con istituzioni come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Fondazione Teatro di Roma, il Teatro dell’Opera di Roma, Palaexpo, Fondazione Mattatoio, Villa Medici, MAXXI, Musica per Roma, Teatro Vascello, Short Theatre, Auditorium Conciliazione, Teatro Brancaccio e Teatro Olimpico.

In un’epoca che tende a ridurre la complessità a slogan, Romaeuropa sceglie la via dell’ascolto, la più ardua e fragile, ma più necessaria. Qui l’arte non è un altare, ma un attraversamento. E il pubblico non è spettatore, ma parte di un rito collettivo che continua, da quarantun anni, a immaginare l’Europa come un luogo ancora possibile.

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