Gli artisti raccolgono le fratture del presente e le trasformano in storie, gesti, visioni che parlano oltre i confini del palcoscenico, per tornare tra la gente. Ogni spettacolo è un frammento di mondo, un’indagine sul nostro tempo che si fa incontro, ascolto, attraversamento. È in questo orizzonte che lo Yorick Festival torna nei musei della capitale grazie al Teatro di Roma, sotto la direzione artistica di Leonardo Petrillo e con il patrocinio del Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati
Di Rosalba Panzieri
In un’epoca in cui le arti performative cercano nuovi linguaggi per leggere il mondo, lo Yorick Festival si impone come un laboratorio internazionale di visioni: un crocevia audace in cui le scene europee ridefiniscono il proprio rapporto con il presente e creatori e pubblico interrogano insieme il nostro tempo. Attraverso sei spettacoli di drammaturgia contemporanea dal respiro internazionale, quattro musei, un teatro, eredità del Fool shakespeariano, invade Roma, trasformando il patrimonio storico in uno spazio di narrazione viva.

È questo l’orizzonte dello Yorick Festival, ideato e diretto da Leonardo Petrillo e prodotto dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale, in collaborazione con Teatro Stabile di Torino, Teatro Biondo di Palermo e Fringe Italia Off, con il patrocinio del Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Onorevole Federico Mollicone. “Yorick festival – sottolinea l’Onorevole Mollicone – rinasce e irrompe nei musei per portare la grande tradizione della commedia dell’arte italiana, del teatro shakesperiano, insieme a sfumature del fringe europeo. Credo profondamente nell’integrazione tra Istituzioni culturali. Sono il primo firmatario di una riforma, di cui sono molto orgoglioso, passata in prima lettura alla Camera, che si chiama ‘Italia in scena’. Un’asse di questa riforma è deputata proprio al sostegno dello spettacolo dal vivo nei musei”.
Lo spirito del carnevale per promuovere la libertà
Fino al 17 febbraio, la città si fa, dunque, mappa teatrale, attraverso un ecosistema performativo diffuso che scardina i confini del palcoscenico tradizionale per abitare luoghi d’arte come Palazzo Esposizioni, Palazzo Altemps, Palazzo Braschi e MACRO, oltre al Teatro Torlonia. Yorick festival non è una semplice rassegna, ma un dispositivo culturale che intreccia ricerca, memoria e sperimentazione, restituendo al pubblico un teatro che dialoga con la monumentalità dei musei e ne riattiva il potenziale simbolico. Al centro del progetto c’è la visione di Leonardo Petrillo, regista e direttore artistico del Festival , che recupera lo spirito del Carnevale e la figura del Fool shakespeariano come chiave di lettura del presente: un buffone capace di dire la verità senza filtri, di rovesciare le gerarchie, di trasformare lo spazio “sacro” in un luogo di libertà.
La figura del clown al centro di un teatro che declina se stesso in spazi non teatrali, ma che ne assumono il potere e la suggestione. “Il buffone – dice Luca De Fusco, Direttore Artistico del Teatro di Roma – impone domande, incrina retoriche, fa il verso ai potenti e quindi è una figura di cui avremo sempre bisogno, perché mette in dubbio le verità acquisite. E’ una figura libertaria, che non va d’accordo con le dittature e, quindi, è una figura di felicità”.
Yorick parla per noi

Il Festival nasce dall’esperienza del Festival dei Festival del 2013 e oggi si configura come una piattaforma di innovazione condivisa, sostenuta da una rete nazionale d’eccellenza. Un progetto che promuove la circolazione della drammaturgia contemporanea e intercetta un pubblico trasversale, confermando il teatro come atto di rigenerazione culturale.
“Il buffone – racconta Leonardo Petrillo, Direttore Artistico del Festival – è antropologicamente un personaggio che continua a vivere e trasformarsi. Cambia la maschera, ma il buffone rimane. E’ una figura che media tra popolo e potere, che si muove su un equilibrio precario e che, forse più di ogni altra figura, ci fa pensare e riflettere. Così il buffone è u essenziale, il nostro ruttino liberatorio, come diceva Dario Fo. Oggi abbiamo bisogno di buffoni più che di eroi: figure capaci di dire la verità senza chiedere permesso, facendo scandalo con la gioia”.
In un tempo che chiede nuove forme di partecipazione, Yorick restituisce al teatro la sua funzione originaria: essere un rito collettivo, un luogo di incontro, un gesto di libertà.

Il programma del Festival
Lo Yorick Festival non si limita a occupare gli spazi, ma li trasforma: li attraversa, li ascolta, li mette in vibrazione. È un invito a ripensare il rapporto tra arte e città, tra memoria e contemporaneità, tra istituzioni e comunità. Il viaggio si apre al Palazzo Esposizioni con “Viața mea din flori”, monologo romeno tratto dall’opera di Cristian Popescu e interpretato da Florin Coșuleț: una confessione intima sull’incontro tra uomo e arte, amplificata dalla musica dal vivo. Segue “Quell’attimo di beatitudine” di Christian di Filippo, che a Palazzo Altemps indaga la fede e le sue derive contemporanee, abolendo ogni distanza con il pubblico.
A Palazzo Braschi, Salvo Piparo rilegge l’epica mediterranea con “Ulisse Inside”, mentre il 12 e 13 febbraio torna a Palazzo Altemps l’attore internazionale Pip Utton con “At Home With Will Shakespeare”, ritratto privato e sorprendente del Bardo. Cuore pulsante della rassegna è “Casanova ½”, firmato da Petrillo e in scena dal 12 al 15 febbraio al Teatro Torlonia: un omaggio visionario al primo “influencer” della storia, tra mito, antropologia e riflessione sul femminile. A chiudere il percorso, il 16 e 17 febbraio al MACRO, “Othello” di Philippe Nicaud, che sceglie il punto di vista di Iago per raccontare una tragedia di gelosia e potere attraverso una partitura fisica e musicale dal forte impatto visivo.
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sul canale Youtube di Albanitaly.al
la video intervista all’On.Mollicone
la video intervista a Luca De Fusco
La video intervista a Leonardo Petrillo

