“L’anitra selvatica” di Ibsen emblema della gioventù spezzata

“L’anitra selvatica” di Ibsen emblema della gioventù spezzata

Thomas Ostermeier, figura cardine del teatro europeo e direttore artistico della Schaubühne, prosegue la sua indagine sulle fratture sociali e sulle zone d’ombra dell’animo umano con “L’anitra selvatica” di Henrik Ibsen, andata in  scena al Teatro Argentina.  L’anitra ferita che continua a nuotare nel buio del solaio è il simbolo dei giovani che resistono nonostante tutto, che cercano un varco tra le menzogne degli adulti e reclamano il diritto di essere se stessi. Ibsen parla ai giovani perché li prende sul serio, perché riconosce in loro una forza morale che la società tende a reprimere. Dal 28 febbraio in scena a Berlino

Di Rosalba Panzieri

La verità è niente senza la pietà. Sembra dirci questo, tra i suoi infiniti messaggi, L’anitra Selvatica di Ibsen, un’opera che rivela tutto il grottesco egoismo di un mondo di adulti fatto per gli adulti, in cui l’innocenza si strazia nella distrazione generale. Un’opera potente, capace di rappresentare a pennello l’odierno, che è approdata per la prima volta in Italia , al Teatro Argentina, dopo il debutto francese, portando con sé la consueta radicalità dello sguardo ostermeieriano. 

whatsapp image 02 05 at 18.03.12

La produzione è firmata Schaubühne Berlin in coproduzione con il Festival d’Avignone e il Teatro di Roma, per la regia di Thomas Ostermeier.

In questa lettura, il regista tedesco affronta la verità come un dispositivo ambiguo: promessa di liberazione e, al tempo stesso, forza potenzialmente devastante.

Il volo negato, una trama che parla di oggi

 Il microcosmo degli Ekdal, famiglia sospesa tra illusioni e segreti, diventa un laboratorio di fragilità, attraverso un padre che si auto-mitizza, un nonno rifugiato nella memoria, una figlia segnata da una malattia che nessuno vuole nominare. L’irruzione di Gregers, idealista ossessionato e accecato dalla trasparenza morale senza pietà, incrina questo equilibrio precario, mostrando come la verità, quando imposta con violenza, possa frantumare ciò che resta della felicità domestica. Al centro si trova la giovane Hedvig, la cui innocenza diventa l’epicentro sismico di un mondo costruito sulla menzogna. Il tragico finale, che fa esplodere in un colpo di pistola ogni certezza, diventa l’estrema richiesta di visibilità di una gioventù ignorata.

 Ostermeier restituisce questa tensione con una messa in scena tagliente, perturbante, che non concede vie di fuga allo spettatore. La sua regia scava nel testo ibseniano con precisione chirurgica, riportando in superficie i traumi rimossi e i fantasmi che continuano a infestare il presente. “L’anitra selvatica” diventa così non solo un classico rivisitato, ma un dispositivo critico che interroga il nostro rapporto con le illusioni necessarie e con le verità che non sappiamo sostenere.  Gli attori offrono una prova di straordinaria finezza, ognuno attraversa tutte le vibrazioni emotive, restituendo tanto le sfumature più intime, quanto le esasperazioni più laceranti. 

Non è ancora un mondo per giovani

 Ibsen è stato uno strenuo difensore delle nuove generazioni e la sua posizione all’interno del dibattito culturale del suo tempo, la sua attenzione verso giovani e donne non è stato un accidente narrativo, ma una scelta etica e politica coerente. La sua opera si colloca infatti nel cuore della crisi della modernità ottocentesca, quando le strutture borghesi della famiglia, della morale e dell’educazione iniziano a mostrare le loro crepe. In questo contesto, Ibsen individua nei giovani e nelle donne i soggetti più esposti alle contraddizioni dell’ordine sociale, ma anche i più capaci di percepirne l’ingiustizia.  È proprio L’anitra selvatica a diventare emblema di questa tensione: la giovane Hedvig incarna la purezza dello sguardo che il mondo adulto non tollera, la capacità di scegliere e di immaginare un futuro diverso. La sua sensibilità, spesso liquidata dagli adulti come ingenuità, diventa invece la lente attraverso cui Ibsen mostra la violenza silenziosa delle convenzioni. In questo senso, la figura giovanile non è soltanto vittima, ma anche rivelatrice: è colei che vede ciò che gli adulti non vogliono vedere. L’anitra ferita che continua a nuotare nel buio del solaio è il simbolo dei giovani che resistono nonostante tutto, che cercano un varco tra le menzogne degli adulti e reclamano il diritto di essere se stessi. Ibsen parla ai giovani perché li prende sul serio, perché riconosce in loro una forza morale che la società tende a reprimere, e parla delle donne perché vede in loro, come nei giovani, la possibilità di un mondo più vero, più libero, più giusto.  Ibsen ha denunciato più volte, nei suoi discorsi e nelle sue lettere, una società che soffoca la crescita morale dei giovani, educandoli a diventare “copie dei padri” invece che individui autonomi. Nel celebre intervento del 1898 alla Norwegian Association for Women’s Rights, ha collegato la questione femminile a quella giovanile, definendole entrambe battaglie per la libertà umana. Nei suoi scritti privati ha criticato l’educazione borghese che impone obbedienza e rinuncia alla verità interiore. Questa visione attraversa i suoi drammi, dove i giovani sono spesso i soli a percepire le crepe dell’ordine sociale. È da qui che nasce la sua modernità: nel riconoscere ai giovani il diritto e il coraggio di scegliere chi essere.

whatsapp image 2026 at 18.03.12

Note di regia

“L’anitra selvatica” offre una tela perfetta per Thomas Ostermeier che, guidato da un’implacabile chiarezza, scava con il suo lavoro, nel passato represso per svelare i fantasmi che infestano il presente: “Da molto tempo – dichiara il regista – ho sviluppato un rapporto profondamente personale con l’opera di Ibsen. I suoi personaggi sembrano contemporanei; sono spinti dal desiderio di arricchirsi e dall’urgenza di vivere, e non temono il confronto. Per me era importante che le parole di Ibsen risuonassero nel presente. Ibsen scrisse L’anitra selvatica due anni dopo Un nemico del popolo, che ho messo in scena per il Festival di Avignone nel 2012. Le due opere teatrali hanno un rapporto diametralmente opposto con la verità. In Un nemico del popolo, la verità deve essere assoluta; in L’anitra selvatica, invece, viene evocata come concetto che fatica a trovare il suo posto nel mondo, in opposizione a coloro che cercano di tenerla nascosta. L’anitra selvatica può essere letta come una risposta a Un nemico del popolo: la verità merita di essere raccontata sempre e comunque, o a volte abbiamo bisogno di mentire per sopravvivere? Tra queste due opere sembra esserci una specie di dialogo. L’anitra rappresenta simbolicamente questa famiglia umile, che lotta per sopravvivere dopo tutte le avversità da cui sono stati travolti. L’opera non offre risposte, ma lascia il pubblico con molti interrogativi”.

whatsapp imae 2026 025 at 18.03.12

Prossimi spettacoli, le date

“Die Wildente” (L’Anitra Selvatica) a Berlino (Schaubühne am Lehniner Platz)
dal 28 febbraio al 5 marzo 2026.

“Storia della violenza”
Dal 27 febbraio al 2 marzo 2026
Adelaide Festival, Adelaide, Australia

“Chiamami Parigi”
21 e 22 marzo 2026
Teatro Arena del Sole, Bologna, Italia

“Qui a tué mon père” (Chi ha ucciso mio padre)
Dal 26 al 29 marzo 2026
Comédie de Genève, Ginevra, Svizzera

“Il silenzio”
Dal 10 al 12 aprile 2026
Centro Dramático Nacional, Madrid, Spagna

“Cambiamenti”
8 e 9 maggio 2026
Teatro della Pergola, Firenze, Italia

“Die Seherin (La Veggente)”
23 e 24 maggio 2026
Teatro della Pergola, Firenze, Italia
e 15 giugno 2026
Festival Internazionale del Teatro di Tbilisi, Tbilisi, Georgia

Lo Schaubühne è uno dei principali teatri di lingua tedesca, ospitato in tutto il mondo e artefice del “FIND” festival, rinomato a livello internazionale. Fondato nel 1962, a Berlino, da un gruppo di studenti guidati da Jürgen Schitthelm, lo Schaubühne è diventato oggi uno dei teatri più famosi e rinomati dell’area di lingua tedesca. Dal 1999 è diretto dal direttore artistico Thomas Ostermeier. Essendo uno dei cinque teatri stabili più grandi di Berlino, è sinonimo di teatro moderno e contemporaneo. Lo Schaubühne mette in scena un cartellone di almeno dieci spettacoli per stagione, oltre a un repertorio di circa 25 produzioni esistenti. Il repertorio è caratterizzato da una visione critica e analitica, spesso politica, della realtà sociale e comprende sia opere classiche, che contemporanee. 

Articoli correlati

Lascia un commento