Teatro India di Roma gremito per lo spettacolo della compagnia Muta Imago, già acclamato al Romaeuropa Festival, che nasce dal dialogo epistolare tra il filosofo Gunther Anders e il pilota Claude Eatherly, che sganciò la bomba su Hiroshima, quasi impazzendo per il rimorso. Dal 3 al 7 dicembre in scena a Torino
Di Rosalba Panzieri
Il Teatro Nazionale mette a segno un successo di grande impegno civile, con l’ultimo spettacolo della compagnia Muta Imago, che chiama in causa e scuote gli spettatori di ogni età.
“Atomica” è prima di tutto la storia di due uomini, del loro rapporto, della tensione fragile e potente che li lega; un’amicizia catartica, per affrontare insieme la distruttiva azione umana e l’inevitabile confronto con la propria coscienza. È il racconto di come la memoria di Hiroshima non appartenga solo al passato, ma continui a interrogare il presente, costringendoci a guardare in faccia la responsabilità delle nostre scelte tecnologiche e politiche.

Il carteggio che diventa teatro
La drammaturgia nasce dal dialogo epistolare tra Günther Anders e Claude Eatherly, il pilota dello Straight Flush che sganciò la bomba su Hiroshima. Incapace di liberarsi dal peso morale di quell’azione, Eatherly precipita in un vortice di sensi di colpa, furti, tentativi di suicidio e isolamento, fino al ricovero nell’ospedale psichiatrico militare di Waco. È lì che, nel 1959, riceve una lettera da Anders, filosofo impegnato nell’analisi dell’uomo in rapporto alla tecnica, già allievo di Heidegger e marito di Hannah Arendt. Claude si dona senza riserve a quell’incontro epistolare, da cui prende forma un dialogo profondo sull’etica, la responsabilità e la possibilità di redenzione. Insieme sapranno unire visioni e intenti per diffondere il loro messaggio di pace e monito contro il pericolo nucleare, mai scampato. Claude, che al rientro in patria viene acclamato come un eroe, è l’unico sopraffatto, senza farne mistero, dalla responsabilità di 200.000 morti. Odia se stesso, dubita profondamente della propria coscienza. Günther vede così in lui “l’incolpevole colpevole” che diventa l’uomo quando si fa ingranaggio di un sistema distruttivo. Questa sorte tocca all’inconsapevole Claude, che diventa il simbolo di una distruttività impossibile da sopportare e che lo induce a vivere in maniera caotica e autolesiva e sarà proprio il filosofo, nella prima lettera che gli scrive, a vedere in questo mal di vivere il segno di una coscienza ancora viva. “Che, di fronte a questo fallimento – scrive Anders – la Sua reazione sia caotica e disordinata, è quindi perfettamente naturale. Anzi, oserei dire che è un segno della Sua salute morale. Poiché la Sua reazione attesta la vitalità della Sua coscienza”.
Un paesaggio scenico sospeso tra memoria e futuro
In scena, Gabriele Portoghese dà corpo a un Claude tormentato e sfuggente, mentre Alessandro Berti incarna un Anders lucido e visionario. Entrambe le interpretazioni risultano magistrali, capaci di mettere in scena ogni variazione emotiva, con sottigliezza e forza insieme. L’azione si svolge in uno spazio astratto e mentale, sospeso tra il prima e il dopo la deflagrazione, dove memoria e percezione si confondono. Sullo sfondo, un oggetto tecnologico indefinibile, dal fascino vintage e dal presagio futuristico, diventa simbolo della riflessione sul ruolo della tecnica: un dispositivo che sembra anticipare l’evoluzione fino alle odierne intelligenze artificiali e richiama la luce tragica dell’esplosione atomica racchiusa nella parola giapponese “pikadon”, lampo e fragore. In questo spazio di frammenti visivi e sonori, le voci dei giapponesi sopravvissuti alla tragedia si diffondono come un mantra interiore, un coro di coscienze che attraversa il tempo e parla ancora oggi di tutte le colpe e di tutte le guerre. E’ un coro che tormenta l’orecchio dell’uomo contemporaneo, che sempre tenta di sfuggire attraverso lo stordimento del caos quotidiano. “Quando abbiamo ripreso in mano quelle lettere – raccontano Claudia Sorace e Riccardo Fazi – ci siamo accorti che il mondo era cambiato: fino a poco tempo fa la bomba atomica sembrava un tabù, qualcosa di cui parlare solo con estrema cautela. Oggi, invece, se ne discute con leggerezza, come se fosse diventata una possibilità accettabile. Questa mutazione del linguaggio e della percezione è uno dei motori dello spettacolo”. Con la consulenza letteraria di Paolo Giordano, lo spettacolo diventa, dunque, un viaggio teatrale che riflette sul potere e sui limiti dell’uomo, sulla fragilità dell’essere umano di fronte alla tecnica e sulla tensione tra distruzione e catarsi.
La bomba di ieri, le armi di oggi
Ottant’anni dopo Hiroshima, il mondo continua a vivere sotto l’ombra di arsenali sempre più sofisticati e distruttivi. Le contemporanee armi nucleari, chimiche, biologiche e ora anche digitali hanno raggiunto una potenza capace di annientare intere popolazioni in pochi istanti, rendendo la minaccia non più un ricordo del passato, ma una possibilità concreta del presente. È in questa prospettiva che “Atomica” ci costringe a guardare la realtà. La bomba di ieri non è un capitolo chiuso, ma un monito che si rinnova di fronte alla proliferazione e alla leggerezza con cui oggi si discute di guerra e deterrenza. Solo dopo aver riconosciuto questa distruttività, lo spettacolo apre la riflessione sulla tecnica e sulla lezione non appresa dall’uomo. Negli anni Cinquanta filosofi Günther Anders, insieme a Hannah Arendt e Martin Heidegger, aveva già denunciato il rischio di una tecnologia capace di superare l’uomo che l’ha creata. Oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale e della potenza algoritmica, quel pensiero torna urgente: la distanza tra la nostra capacità tecnologica e la responsabilità morale che essa richiede è diventata un nodo cruciale. Atomica interroga proprio questa frattura, tracciando un filo che lega la bomba di Hiroshima alle tecnologie contemporanee, la distruzione alla creazione, la colpa alla consapevolezza.

Un viaggio teatrale sulla fragilità umana – le date del tour
Dopo il successo di Tre Sorelle e i riconoscimenti ottenuti con Ashes (Premio Ubu 2021 per il miglior progetto sonoro e miglior attore protagonista), Muta Imago torna con “Atomica”, prodotto da Index e coprodotto da TPE – Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Lo spettacolo sarà in scena a Torino, TPE Teatro Astra, dal 3 al 7 dicembre, e a Bologna, Arena del Sole, dal 16 al 17 gennaio 2026.
FOTO DI ELEONORA MATTOZZI

