“Le verità sospese”, 4 casi giudiziari emblematici   per un teatro della coscienza.

“Le verità sospese”, 4 casi giudiziari emblematici   per un teatro della coscienza.

Dal caso Mori a Marta Russo, da Palamara a Moroni, Luca De Fusco, porta in scena l’idea stessa di giustizia. Una riflessione sulla coscienza collettiva che abbraccia oltre 30 anni di storia italiana. Dal 9 dicembre al 21 aprile al Teatro Torlonia

La luce dei fatti è quanto di più minacciato dall’umano e dal tempo che la storia conosca.  L’Italia che cerca verità è spesso inciampata nelle sue stesse ombre, proprio davanti a casi giudiziari che hanno fatto vacillare il senso di sicurezza della popolazione. 

Il Teatro di Roma rilancia il ruolo del palcoscenico come spazio di coscienza collettiva con “Le Verità Sospese”, un progetto ideato dal Direttore Artistico Luca De Fusco che trasforma il Teatro Torlonia in un’agorà contemporanea. Dal 9 dicembre al 21 aprile, quattro serate-evento riportano al centro del dibattito pubblico alcuni dei casi giudiziari più controversi della storia recente italiana. De Fusco, insieme ad Anna Ammirati, Alessandro Barbano e Goffredo Buccini,  porta il pubblico là dove la giustizia si incrina, la verità si frantuma e il giudizio sociale si sovrappone a quello processuale.

In un tempo in cui la narrazione mediatica rischia di sostituirsi ai fatti, il teatro diventa luogo di interrogazione critica: non per riscrivere i processi, ma per restituire complessità, dubbi, errori e responsabilità. Un “poker” di vicende emblematiche (il caso Mori, il caso Marta Russo, il caso Moroni e lo scandalo Palamara) viene rimesso in scena non come spettacolo, ma come esercizio di cittadinanza, come invito a guardare dentro le zone d’ombra del potere giudiziario e delle sue rappresentazioni pubbliche.

Il Teatro come agorà di dibattito civile

A guidare il confronto e la riflessione sociale saranno due firme autorevoli del giornalismo italiano, Alessandro Barbano e Goffredo Buccini, accompagnati dall’attrice Anna Ammirati, che conduce il pubblico attraverso testimonianze, domande irrisolte e prospettive divergenti. Ogni incontro diventa così un laboratorio di pensiero critico, un luogo dove la comunità può tornare a interrogarsi sul fragile equilibrio tra giustizia e moralità, tra garantismo e opinione pubblica, tra verità processuale e verità percepita.

Con “Le Verità Sospese”, il Teatro di Roma riafferma la funzione civile dell’arte: non intrattenere, ma illuminare. Non chiudere i casi, ma aprire le coscienze. Soprattutto quelle delle generazioni più giovani, meno condizionate dai pregiudizi del passato e più disponibili a ripensare il rapporto tra istituzioni, media e cittadinanza.

La giustizia come dovere morale verso l’essere umano

Come spiega il Direttore Luca De Fusco “i casi che abbiamo scelto di trattare non sono mai procedimenti giudiziari aperti. Il titolo del ciclo, ideato da Silvia Garbasino, lo chiarisce bene. Non vogliamo riaprire processi, ma riflettere su ciò che quelle vicende hanno significato per la società italiana”. Si inizia il 9 dicembre con “L’onore di un generale” in cui lo stesso Mori racconterà “la situazione che ha portato un eroe dell’antimafia a diventare inquisito per mafia”. “Ci chiediamo – continua De Fusco – che cosa resti oggi, per il Paese, di quella fase storica. Lo stesso vale per Tangentopoli, che affrontiamo partendo dalla lettera di Moroni.  Noi partiamo sempre da una lettera: Anna le legge in apertura e da lì si sviluppa la puntata. Sono testimonianze vive, anche quando appartengono a persone che non ci sono più, come Ambrosoli o Moroni”. Si tratta di lettere che raccontano fatti reali, carne viva, e portarle in teatro significa trasformarle in un monologo, in un pezzo di teatro. 

Il Teatro diventa quindi occasione di indagine anche psicologica e umana dei protagonisti delle vicende. Un approccio scenico nuovo che ha guidato l’indagine del l’attrice Anna Ammirati, per capire, quando accadono queste vicende, “che cosa si muove nella psiche umana? Che cosa succede nella mente di un magistrato quando inizia un lavoro che può davvero distruggere la vita di una persona, innocente o meno?”. “Io sto vivendo questo progetto – sottolinea Ammirati – proprio da questo punto di vista: mi interessa capire l’essere umano, ciò che accade dentro di lui. È questo che mi coinvolge di più”. Il tema di questi spettacoli è la giustizia, e il titolo esprime bene l’ambito di riflessione. Come sottolinea Goffredo Buccini “parliamo di processi chiusi che però hanno lasciato una scia di polemiche e, in alcuni casi, di dubbi. È un tema di sangue e carne, che attraversa la cronaca quotidiana”. 

L’incubazione di questo progetto è iniziata un paio d’anni fa e maturata dalle riflessioni condivise tra Barbano, Buccini e De Fusco. 

“Tengo a chiarire – sottolinea Buccini – e parlo anche a nome dei miei colleghi, che non si tratta in alcun modo di un’operazione politica legata al referendum. È una nostra riflessione doverosa. Per me, la storia del generale Mori è particolarmente importante: ho un rapporto di affetto verso l’Arma dei Carabinieri, e trovo significativo che un uomo che avrebbe dovuto passare vent’anni a spiegare nelle università come si combattono mafia e terrorismo abbia invece dovuto passare vent’anni a spiegare che non era colluso con la mafia. Questo dice molto su un Paese inquinato dall’ideologia”. 

Buccini invita a riflettere anche sul ruolo cruciale della stampa, che ha bisogno di accompagnarsi a un’etica ferrea: “Questo riguarda anche noi giornalisti. Mori ha ricordato come certa stampa abbia scritto alcune delle pagine più ignobili della nostra storia. Dovremmo ricordarcelo ogni volta che raccontiamo un processo: davanti a noi c’è un imputato, innocente o colpevole che sia, che ha una famiglia, degli amici, un mondo che viene violato dal processo e da ciò che noi scriviamo. Lo dico per primo facendo ammenda. È una responsabilità che non dovremmo mai dimenticare”. 

Le date e i casi trattati. 

L’onore di un generale – Il Caso Mori

Mario Mori, ufficiale dei Carabinieri formato da Dalla Chiesa, guida operazioni decisive contro Cosa nostra, tra cui l’arresto di Totò Riina nel 1993. Il successo contro la mafia porta però Mori al centro di tre procedimenti giudiziari: ritardo nella perquisizione del covo di Riina, presunto favoreggiamento della latitanza di Provenzano e presunta trattativa Stato–mafia. In tutti i casi viene assolto: le sentenze confermano che non furono condotte trattative né forniti favori alla criminalità. Mori resta una figura controversa nella storia italiana, simbolo delle tensioni

Suicidio d’accusa – Il Caso Moroni

La storia di Sergio Moroni è una delle ferite più profonde di Mani Pulite. Deputato socialista e dirigente del Psi, si suicida il 2 settembre 1992 dopo aver ricevuto due avvisi di garanzia durante l’inchiesta Mani Pulite. Nella lettera inviata a Giorgio Napolitano denunciava un clima di pressione e processi sommari che travolgevano vite e famiglie. Il suo gesto rimane un simbolo tragico di quella fase politica, segnata da conflitti intensi tra giustizia e politica.

Alla Sapienza, una mattina – Il Caso Marta Russo

Il 9 maggio 1997 Marta Russo, 22 anni, studentessa di Giurisprudenza, viene colpita alla testa da un proiettile mentre cammina nel vialetto dell’università. Muore cinque giorni dopo. L’inchiesta diventa subito una delle più controverse della cronaca italiana: nessuna arma ritrovata, nessun movente credibile, una dinamica mai chiarita. Nonostante l’assenza di prove materiali e di un legame certo con il fatto, due assistenti universitari, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, che si sono sempre dichiarati innocenti, vengono condannati per omicidio colposo e favoreggiamento. Il processo lascia aperti enormi dubbi: nessuna prova diretta, nessun riscontro tecnico decisivo. Un caso che, ancora oggi, per molti resta il simbolo di una verità giudiziaria lontana da qualsiasi certezza.

Hotel Champagne – Il Caso Palamara

Luca Palamara è stato il più giovane presidente dell’Anm e poi il primo a esserne espulso. Nel 2019 un trojan installato sul suo cellulare rivela conversazioni che mostrano il ruolo di mediatore nelle nomine dei vertici delle procure. Da lì esplode lo scandalo dell’Hotel Champagne, dal nome del luogo in cui avvenivano le riunioni decisive. Il Csm ne esce devastato. Nel 2020 viene radiato dalla magistratura, decisione confermata dalla Cassazione. Viene accusato di corruzione. Il processo si conclude nel 2023 con un patteggiamento a un anno per traffico di influenze. Ma la sua storia è ben lontana da potersi dire conclusa. E intanto Palamara sta per pubblicare un nuovo libro che si annuncia pieno di nuove rivelazioni.

Alessandro Barbano, giornalista e scrittore, è il direttore editoriale de «l’Altravoce». Ha diretto «Il Messaggero», «Il Riformista», «Il Mattino» e il «Corriere dello Sport-Stadio». Ha insegnato giornalismo in diverse università ed è autore di dieci saggi dedicati al giornalismo e a temi di carattere politico e sociale, tra cui «La gogna», Marsilio 2023; «L’inganno», Marsilio 2022; «Troppi diritti», «Le dieci bugie» e la «Visione», Mondadori 2018-2020, «Dove andremo a finire», Einaudi 2011, Manuale di giornalismo, Laterza 2102. Ha ricevuto premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Bordin per l’informazione giudiziaria, assegnatogli dell’Unione nazionale delle Camere Penali.

Goffredo Buccini, giornalista e scrittore, è editorialista del Corriere della Sera sulla politica estera e interna. Da cronista ha raccontato la stagione di Mani pulite, da corrispondente da New York la caduta delle Torri Gemelle, da caporedattore ha diretto l’edizione romana del Corsera. Ha pubblicato tre romanzi e sette saggi, l’ultimo dei quali con Laterza: “La Repubblica sotto processo” (premio Bordin 2024). Ha in uscita per Neri Pozza un saggio sul declino delle democrazie e l’ascesa delle autocrazie nel XXI secolo.

FOTO DI MANUELA GIUSTI

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